E-mail

 

HP

INTRODUCTION

The frescoes of the chapel of San Brizio in the Cathedral in Orvieto represent one of the greatest Italian Renaissance works of art.
Painted between 1499 and 1501, it was completed by the great Master, Luca Signorelli. The work was originally given to Beato Angelico in 1447 but he limited himself to painting in two years only two of the four frescoes commissioned. He was called unexpectedly to the Vatican and the work remained incomplete until 1499, the year in which Signorelli began his painting.
Initially the work was limited to the two incomplete drawings by Angelico but the ability and speed of Signorelli so impressed the inhabitants of Orvieto, who were tired of waiting for the work to be finished, that they immediately gave him the job of painting the other two frescoes in the entrance arch and the walls of the chapel.
The people of Orvieto were not the only ones to benefit from this commission. He, himself, was experiencing a difficult period with regard to his art and was full of doubts and uncertainty caused by the various cultural suggestions of art at that time.
He most probably profited from this occasion to end his experiments and find a new means of expression. The space available for the fresco and the theme chosen were also a unique opportunity to put him to the test and demonstrate his talent and the innovative elements of his art.
His teachers, Piero della Francesca, Pollaiolo and Masaccio and many others, led him to become a forerunner of Renaissance art.
Signorelli affronted this in a moment of social and political crisis but he decided to ignore all the archaic elements he had previously used in favour of a painting able to express his feelings, strong emotions and above all, the ideas of his times.
In this respect it is necessary to mention that Berenson defined him an illustrator who threw himself into his work with all his culture, ideals and feelings.
Taking Dante as a source of inspiration, Signorelli managed to create an extraordinarily monumental work using a melodramatic account.
Indeed his work has often been called theatrical for its way of placing the maximum attention on the minimum detail as if the scene should develop into a production where, in the splendid unity of the work, each figure comes into its own.
Signorelli painted seven excellent frescoes to represent the Revelation considered to be one of the greatest dramas in the history of man.
With his great passion for anatomy and the perfect use of perspective Signorelli painted not only the interior of the human figure in his frescoes but also managed to transmit his emotions through the use of a rigid and statuary drawing, creating a new means of conception and representation of sacred art.
He painted the human body in a realistic way, in continual movement, one on top of the other and entwined, but it was above all thanks to the representation of the nude body that he was able to represent a new vision of Christianity, made necessary by a need for renewal in the religious world at that time.
The figure of Christ as absolute judge dominates all the scenes of the frescoes depicted high up in vaults to remind humanity that one finds oneself before him to be judged at the end of life.
The hand of Beato Angelico and his school may be recognised in the Christ the judge with his perfect and refined style and the minute attention to detail.
It appears essential to stress the relationship between Signorelli and Dante, whose portrait may be seen amongst the Anti-Christ’s listeners and at the bottom between the poets and philosophers. Dante was his inspirer both on an ideological and formal representational level. Indeed, the devils with their cruel rage against the condemned are the same as those described by Dante in his Divine Comedy.

HP

INTRODUZIONE

Gli affreschi della cappella di San Brizio nel Duomo di Orvieto rappresentano uno dei maggiori capolavori del Rinascimento italiano.
L’opera, realizzata negli anni tra il 1499 e il 1504, è stata compiuta dal grande maestro Luca Signorelli. Gli affreschi della cappella erano dapprima stati commissionati al Beato Angelico nel 1447, ma questi si limitò ad affrescare solo due delle quattro vele affidategli e, oltretutto, impiegò ben due anni. Il Beato Angelico fu poi, improvvisamente, chiamato in Vaticano e i lavori rimasero inspiegabilmente fermi fino al 1499, anno che segna l’inizio dei lavori da parte del Signorelli.  L’incarico iniziale era limitato alle due vele già disegnate dall’Angelico e rimaste incompiute, ma il Signorelli, grazie alla sua maestria e alla velocità di esecuzione, lasciò gli orvietani, stanchi di attendere il compimento di quell’opera, ammirati e stupefatti al punto che gli affidarono, immediatamente, il compito di affrescare le altre quattro vele della campata d’ingresso e le pareti della cappella.  Gli orvietani, però, non erano i soli a trarre beneficio da quell’incarico; infatti, anche per il Signorelli quell’opera rappresentava molto. Egli, infatti, stava attraversando un momento difficile in campo artistico, pieno di dubbi e incertezze, causate dalle varie suggestioni della cultura del tempo.
Molto probabilmente, quindi, approfittò di quell’occasione per porre fine ai suoi vari tentativi e cercare un nuovo modo di esprimersi. Inoltre, lo spazio da affrescare e il tema da trattare costituivano un’occasione veramente unica per mettersi alla prova, dimostrare il suo talento e far conoscere gli elementi innovativi della sua arte.
I suoi maestri, Piero della Francesca, il Pollaiolo, il Masaccio e tanti ancora, con i loro insegnamenti, lo portarono a diventare un precursore dell’arte rinascimentale.
Signorelli si trovava ad affrontare quell’opera in un momento di crisi sul piano sociale e politico e decise di ignorare ogni tipo di elemento arcaico, con cui aveva lavorato sino ad allora, preferendo dedicarsi al lavoro con una pittura capace d’esprimere i suoi sentimenti, le sue forti emozioni e, soprattutto, le idee del suo tempo.
A tal proposito è doveroso menzionare il Berenson che lo definì quasi come un illustratore che si cala nel suo lavoro con tutta la sua cultura, i suoi ideali e i suoi sentimenti.  Signorelli, prendendo come fonte d’ispirazione Dante, riesce a creare un’opera straordinariamente monumentale, usando il racconto melodrammatico.
La sua opera, infatti, è stata spesso definita teatrale, proprio per quella sua attitudine a porre la massima attenzione al minimo dettaglio, come se la scena dovesse trasformarsi in uno spettacolo, e a fare in modo che, nella splendida unità corale dell’opera, ogni figura vivesse di vita propria.  Sette sono gli affreschi dipinti in maniera magistrale dal Signorelli per rappresentare l’Apocalisse, considerato da sempre uno dei drammi maggiori della storia umana.  All’interno di questi affreschi Signorelli, grazie alla grande passione per l’anatomia e all’uso perfetto della prospettiva, tratta la figura umana mettendo in rilievo non tanto la sua interiorità quanto, piuttosto, la fisicità e, facendo trasparire le proprie emozioni attraverso l’uso di un disegno duro e statuario, crea un nuovo modo di concepire e di rappresentare l’arte sacra.
Signorelli dipinge i corpi umani in maniera realistica, in continuo movimento, ammassati e avviluppati tra loro, e soprattutto grazie alla raffigurazione del nudo riesce a rappresentare una nuova visione del Cristianesimo, resa necessaria dall’esigenza di rinnovamento in campo religioso che irrompeva in quegli anni.
Su tutte le scene degli affreschi domina la figura di Cristo, raffigurato in alto nella volta in qualità di giudice assoluto, per ricordare all’umanità che alla fine si troverà davanti a lui per essere giudicata. Gli uomini saranno così dannati o salvati in base al loro comportamento terreno.
Nel Cristo giudice si riconosce immediatamente la mano del Beato Angelico e della sua bottega col suo stile perfetto e raffinato e la minuziosa attenzione nei confronti del dettaglio.
Sembra essenziale, infine, accennare al rapporto del Signorelli con Dante. Quest’ultimo, ritratto tra gli ascoltatori dell’Anticristo e nello zoccolo, tra poeti e filosofi, è stato un ispiratore, sia a live
llo ideologico sia a livello di rappresentazione formale. I demoni, infatti, con il loro crudele accanimento sui dannati, sono gli stessi descritti da Dante nella Divina Commedia

.