Leonardo pittore
Complete work - Text by Roberto Marini
 

    

 

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Il Cenacolo
Milano, Refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie, 1495-1497, tempera e olio su intonaco, cm 460 x 880

La storia di quest’opera, tanto celebrata fin dal suo farsi, è purtroppo quella del suo corrompersi e dei suoi molteplici restauri, non sempre benefici. Nel 1517-1518 Antonio de Beatis la giudica “excellentissima, benché incomincia ad guastarse non se per la humidità del muro o per altra inadvertentia”. Vasari, nel 1568, trova il dipinto “tanto male condotto che non si vede più se non una macchia abbagliata”. Lomazzo darà la colpa del degrado, nel 1584, all’uso dell’olio “al posto del buon fresco, e su un’imprimitura inadatta”, ma si sbagliava, perché la tecnica di Leonardo è stata quella di usare due strati di preparazione: uno sull’intonaco, a base di carbonato di calcio, e il secondo di bianco di piombo su cui ha steso la tempera. Stessa tecnica adottata da Mantegna per parte della Camera degli Sposi. Nel 1726 il primo restauro, prestando fede a Lomazzo, fu una specie di riverniciatura a olio che peggiorò la situazione. Oggi, dopo il lungo lavoro di ripristino concluso nel 1999, il Refettorio accoglie non più di venticinque visitatori alla volta, che possono sostarvi solo quindici minuti dopo essere stati “depurati” da polveri e agenti inquinanti.
L’opera colpisce per la mimica e la gestualità dei personaggi. Leonardo ha colto nell’iconografia dell’Ultima cena (tema diffuso in molti conventi) non il momento del pane spezzato offerto da Cristo come proprio corpo, ma quello in cui annuncia il futuro tradimento di cui sarà vittima. Così le varie espressioni mutano dall’incredulità allo stupore, dall’orrore alla rabbia e al mancamento. All’estremità destra (per chi guarda) si accende una discussione; per i curiosi, Giuda è nel gruppo di sinistra, che si ritrae nell’ombra di Pietro che si tende verso Cristo e quella del semisvenuto Giovanni, il primo accanto a Gesù. E questi non sembra nemmeno deluso o sconfortato. Quando dice “uno di voi mi tradirà” annuncia una semplice verità di fatto.
La lavorazione del Cenacolo ha avuto come colorito testimone Matteo Bandello, e un suo passo descrive bene la sua irrequietezza, discontinuità nel procedere, la perenne insoddisfazione: “Soleva anco spesso andare la mattina di buon ’hora a montar sul ponte. Perché il Cenacolo è alquanto di terra alto; soleva, dico, dal nascente Sole sino all’imbrunità non levarsi mai il pennello di mano, ma scordandosi il mangiare e il bere, di continuo dipingere. Se ne sarebbe poi stato dui, tre e quattro dì, che non v’avrebbe messo mano e tuttavia dimorava talhora una o due ore al giorno e solamente contemplava, considerava, et esaminando fra sé, le sue figure giudicava"
1. Altre volte sospendeva il lavoro al celebre monumento equestre (mai iniziato, se non sulla carta e come modello) a Francesco Sforza, tornava al refettorio, dava due o tre pennellate e se ne andava.

[1] Matteo Bandello, Le Novelle, nella dedica della 58° novella.

HP

The Last Supper
Milan, Refectory of the Convent of Santa Maria delle Grazie, 1495-1497, tempera and oils on plaster, 460 x 880 cm. 

The history of this work, famous from the beginning, is full of alterations and not always beneficial restorations. From 1517 to 1518 Antonio de Beatis judged it as “excellent, although it is beginning to disintegrate not for the humidity of the walls or other inadvertent interventions” Vasari in 1568 found the painting “in such bad condition as to see only a faded mark.” Lomazzo blamed this degradation in 1584 on the use of oils “in place of fresh paint as well as an incorrect printing” but he was wrong because Leonardo’s technique was to use two layers of preparation: one on the plaster with a base of calcium carbonate and the second of white lead on which he spread the tempera. It was the same technique used by Mantegna for part of his Room of the Newly-Weds. According to Lomazzo, the first restoration in 1726 was a re-painting in oils that worsened the situation. Today, after an extensive restoration in 1999, the Refectory welcomes not more than twenty-five visitors at a time for only fifteen minutes after having first been “cleaned” of dust and polluting agents.
The work strikes one in its ability to mime and the gestures of the characters. Leonardo has captured in the iconography of the Last Supper ( a theme widely used in many convents) not the moment the piece of bread is offered by Christ as his own body but that which announces the future betrayal and who the victim will be. In this way the various expressions from disbelief to amazement, from horror to anger and even fainting. To the extreme right (for those who look) a discussion is taking place; for the curious, Judah is in the group on the left shadowed by Peter who leans towards Christ and the half-fainting John is next to Jesus who seems neither deluded nor disheartened. When he says “one of you will betray me” he announces a simple truth.  Work on the Last Supper has a colourful testimony in Matteo Bandello and in one of his pieces he describes Leonardo’s restlessness, his discontinuity and his perennial dissatisfaction: “He often got up early to stand on the scaffolding. Because the Last Supper was high from the ground; he painted from morning to night forgetting to eat or drink, continually painting. He would then remain there two, three or four days without touching the painting, only contemplating it, considering, examining and judging the figures painted.”
1 Other times he would suspend work on the famous equestrian monument for Francsco Sforza (never begun if not on paper and as a model) returning to the refectory to paint two or three strokes and then he would leave.”

[1] Matteo Bandello, Le Novelle, in the dedication of the 58th novel.

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