Leonardo pittore
Complete work - Text by Roberto Marini
 

 

Scheda 14 --Scheda16

Dama con l’ermellino
Cracovia, Czartoryski Museum, 1488-1490 circa, olio su tavola, cm 54,8 x 40,3

La (abbastanza) recente esibizione milanese di questo dipinto ha richiamato grandi folle, e pochi ammiratori devono aver dubitato che sia di Leonardo. Come per gran parte della sua opera, invece, anche in questo caso si sono formati schieramenti attributivi contrapposti. Se valesse un criterio statistico, comunque, la maggioranza dei critici propende per la mano di Leonardo, tutt’al più con qualche aiuto. Sicuramente la scuola è lombarda e leonardesca.
La giovane donna ha una postura particolare, “serpentinata”, con le spalle ruotate in senso opposto al volto, che dona profondità alla figura. Sembra colta nell’attimo di voltarsi a rispondere al richiamo di qualcuno, come se le avessero chiesto perché se ne stesse andando con quell’animaletto in braccio, a chi lo avesse portato via o a chi lo stesse portando. La bestiola in questione, non esattamente rilassata (la zampa sinistra non è appoggiata, ma pronta a ghermire) è stata identificata successivamente come una donnola, una faina, un furetto, una martora, un ermellino. Non si riesce a contarne le dita; per appartenere ai mustelidi dovrebbe averne cinque, ma sembrano quattro. A ogni modo, è ormai pacifico che sia un ermellino (un po’ grasso: addomesticato?) perché in questo modo lo si può prendere come simbolo di purezza e di castità, e con una traduzione alquanto frettolosa si può creare l’assonanza tra il termine greco galée
1, che significa ermellino, e Gallerani, possibile nome della giovane ritratta. Cecilia Gallerani, sedicenne amante di Ludovico il Moro, malgrado l’espressione un po’ di sfida non poteva certo portare in dono al Moro una donnola, simbolo di furbizia, o una faina predatrice.
Il quadro è largamente rimaneggiato. Lo strano nastro di capelli sotto il mento ha sostituito i riccioli originali, il fondo è rifatto e i contorni sono ripassati e alterati. Di originale rimane il volto (a parte una velatura rosea) e l’animaletto. Che, si diceva, è un po’ robusto come molti dei pargoli di Leonardo. La tanto lodata (elegante, affusolata) mano destra di Cecilia ha dita eccessive; quella sinistra è un tipico non-finito leonardesco.

[1] Sarebbe da verificare quanto fossero conosciute le lingue antiche alla corte del Moro. Il fatto che lo abbia studiato Pietro Bembo, citato parlando di Ginevra Benci, è stato abbastanza eccezionale da finire nelle cronache e nelle enciclopedie. Il termine, comunque, indica “donnola, faina, gatta”. E Berenson parlava di Dama col furetto

HP

Woman with the mink
Cracow, Czartoryski Museum, about 188-1490, oils on board, 54,8 x 40,3 cm.

The (quite) recent Milanese exhibition of this painting drew many visitors and few admirers doubted that it was by Leonardo. As with most of his works, however, even in this case there have been diverse opinions as to its attribution. If a statistic criteria is valid, most of the critics believe it to be by Leonardo, even if with some help. It is certainly of the Lombard and Leonardo school.
The young woman has a particular posture, “serpentine”, with her shoulders turned away from her face, giving profundity to the figure. She seems captured at the moment she replies to someone’s call almost as if she has been asked why she is leaving with the animal in her arms and where she is taking it. The animal in question, not exactly relaxed ( the left paw does not rest on anything but is ready to scratch) was later identified as a weasel, a beech marten, a ferret, a marten and a mink. It is impossible to count the claws; to belong to the weasel family there should be five but there seems to be only four. However, it is almost certainly a mink (rather fat: domesticated?) for in this way it may be taken as a symbol of purity and chastity and with a rather rapid translation one can create a resemblance to the Greek word galée
1 that means mink and Gallerani, the possible name of the young man in the portrait. Despite a slight expression of defiance, Cecilia Gallerani, the sixteen year-old mistress of Ludovico il Moro, could not certainly bring a mink, the symbol of cunning or a preying beech martin as a present to him.
The painting has been greatly retouched. The strange hair ribbon under her chin has replaced the original curls, the background has been re-painted and the outlines re-drawn and altered. Only the face is original (apart from the rose-coloured veil) and the animal. It is said to be rather heavy as many of Leonardo’s details. Cecilia’s greatly praised (elegant, tapering) right hand has excessive fingers; the left hand is one of Leonardo’s typically unfinished works.

[1] One should verify the extent of knowledge of the ancient language at the court of il Moro. The fact that Pietro Bembo had studied it, cited when speaking of Ginevra Benci was so exceptional as to have it mentioned in the news and in encyclopaedias. The term, however, indicates “weasel, beech marten, cat”. Berenson spoke of the Woman with the ferret.

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