Text by Roberto Marini

Naples 1606-1607

The hope that had pushed Caravaggio to leave Naples and try to obtain in Malta the honour that might offer him the possibility of a pardon from Rome, had been destroyed, only to double the enemies from whom he had to flee. Even Naples had been the destination after a flight from the Papal territories. He had found hospitality here with Luigi Carafa, son of the Duke of Mondragone and Giovanna Colonna, sister of Cardinal Ascanio. Despite the “death penalty” emitted against him for the murder of Ranuccio Tomassoni, he did not lack protectors. It seems that the famous Virgin of the Rosary had been commissioned by Luigi Carafa himself for his family chapel which was dedicated to the Madonna of the Rosary, the saint that had helped his father Antonio, Duke of Mondragone win the battle of Lepanto. The altar-piece was never placed in the chapel and in 1607 it was offered for sale at 400 ducats. It is, however, difficult to imagine why the painting was not accepted. Many other works had been removed from the altars because they were judged indecorous or suspected of containing unpopular theological ideas but here everything is chaste and sacred apart from the recidivism of the dusty feet of the beggars in the forefront. We know that realism stopped Caravaggio from altering nature and it would not be the first time that dirty feet were judged improper in a sacred theme such as the Madonna of Loreto. There is a Saint Peter martyr, worshipped as the patron of the Holy Inquisition, on one side and Saint Domenico on the other and the Madonna-Church, mediatrix of forgiveness in a dominant position, which left no suspicion at all of a tepid adhesion to the Counter-reform. Realism applied to doctrinal themes may also be found in another important work commissioned by Pio Monte, (a founder of assistance and charity), the Seven Works of Mercy. Someone wrote that the painting seems to be placed in a lively Neapolitan street, apart from the group of angels and the Virgin with Child. The decision to unite the seven representations in one scene was absolutely new and courageous in respect to the tradition that required every work of mercy in its own space. Here everything is in movement and is overlapping, proceeding in glimpses (from the dead to be buried only the feet are visible) with references to biblical themes and everyday scenes such as the visit to the prisoners interpreted by Cimone and Pero. Perhaps the model used in the Madonna of the Rosary looked too much like Pero, who shows her breast to feed Cimone and Caravaggio often used models from the streets. In the Seven Works of Misery almost all the figures are of common extract and the presence of the Madonna, this time lifted off the ground whilst she observes her Forgivers in their work, responds to a precise request of the purchaser. Together with the altar-piece Caravaggio also produced in Naples some “easel paintings” such as David with the Head of Goliath, the Coronation of Thorns and a copy of Salome with the head of St. John the Baptist (the original was lost). Other large paintings are the Flagellation and the Crucifixion of St. Andrew which some believe to have been painted in Malta. His stay in Naples must have been a happy period for Caravaggio, heralded as an innovator, full of admirers and followers enough to influence in a determining way the passage of Neapolitan art and more modern forms. The reason for his transferral to Malta still remains a mystery and many simple hypotheses have already been put forward. However, he was forced to flee to Naples from Rome, where he had been well-received after having left his native Lombardy in 1592.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

HP

Napoli, 1606-1607

La speranza che aveva spinto Caravaggio a lasciare Napoli, ossia cercare di ottenere a Malta un’onorificenza che gli offrisse maggiori possibilità di perdono da parte di Roma, era crollata miseramente, come abbiamo visto, e gli aveva solo raddoppiato i nemici a cui sfuggire. Anche Napoli era stata la meta di una fuga, un esilio dai territori pontifici. Qui aveva trovato ospitalità presso Luigi Carafa, figlio del duca di Mondragone e di Giovanna Colonna, sorella del cardinale Ascanio. I buoni protettori non gli mancavano, malgrado il “bando capitale” emesso contro di lui per l’omicidio di Ranuccio Tomassoni. Sembra che la celebre Vergine del Rosario gli sia stata commissionata appunto da Luigi Carafa, la cui cappella di famiglia era dedicata alla Madonna del Rosario, quella che aveva fatto vincere la battaglia di Lepanto combattuta anche dal padre di Luigi, Antonio Carafa duca di Mondragone. La pala non venne mai collocata nella cappella, e nel 1607 era posta in vendita per 400 ducati, ma è difficile ipotizzare la motivazione del mancato ritiro da parte del committente: se molte altre opere erano state rimosse dagli altari perché giudicate indecorose o sospette di contenere temi teologicamente scottanti, qui tutto è casto e sacro, a parte forse la recidiva dei piedi impolverati degli imploranti in prima fila. Si sa che il realismo impediva a Caravaggio di ritoccare la natura, e non sarebbe stata la prima volta che dei piedi sporchi venivano giudicati un po’ di troppo in un tema sacro, come nella Madonna di Loreto. In questo quadro, con un San Pietro martire, venerato anche come patrono della santa Inquisizione, da un lato, e San Domenico dall’altro, e la Madonna-Chiesa mediatrice della grazia in posizione dominante, non c’erano sospetti di tiepida adesione alla Controriforma, anzi. Grande realismo applicato a tematiche dottrinali si trova in un’altra importante commissione da parte del Pio Monte (un ente di assistenza e beneficenza), le Sette opere di Misericordia. Qualcuno ha scritto che sembra ambientato in un movimentato vicolo di Napoli, gruppo angeli-Vergine con Bambino a parte. La scelta di riunire le sette rappresentazioni in un’unica scena è una novità assoluta e coraggiosa rispetto alla tradizione che voleva ogni opera di misericordia in uno spazio a sé; qui tutto si muove e si sovrappone, si procede per accenni (del morto da seppellire appaiono solo i piedi…) e per rimandi a temi biblici, a scene quotidiane e a miti precristiani come nella visita ai carcerati interpretata da Cimone e Pero. Forse la modella usata nella Madonna del Rosario assomigliava troppo alla Pero che espone il seno per allattare Cimone, e Caravaggio usava raccogliere dalla strada i suoi modelli. Nelle Sette opere di misericordia quasi tutti i personaggi sono di estrazione popolare, e la presenza della Madonna, questa volta staccata da terra mentre osserva l’efficacia della (sua) Grazia nelle Opere, risponde a una precisa richiesta dei committenti. Assieme alle pale d’altare, Caravaggio produsse a Napoli dei “quadri da cavalletto” come un Davide con la testa di Golia, l’Incoronazione di spine, e una Salomé con la testa del Battista visibile solo in copia, essendo andato perduto l’originale. Altre grandi tele sono la Flagellazione e la Crocifissione di Sant’Andrea, che qualcuno vorrebbe dipinto a Malta. La permanenza a Napoli deve essere stata una parentesi felice, per Caravaggio: accolto come innovatore, pieno di ammiratori e di seguaci tanto da influenzare in maniera determinante il passaggio della pittura napoletana a forme più moderne. Perché si sia trasferito a Malta resta ancora da sondare, a parte le (semplicistiche) ipotesi già viste; a Napoli, comunque, era arrivato fuggendo da quella Roma che lo aveva ben accolto nel 1592, quando aveva lasciato la nativa Lombardia.