Text by Roberto Marini

Malta 1607-1608

On the 1st December 1608 the assembly of the Knights decreed Caravaggio’s expulsion from the order to which he had been admitted for artistic merit, declaring him “membrum putridum et foetidum.” It is not necessary to know the reason for these very strong adjectives. The biographers Baglione and Bellori speak of an affront to a noble “knight of justice” or a fight. Others think that news, up till then miraculously kept a secret, of his death penalty for the murder of Ranuccio Tomassoni reached Malta. The defenders of the faith could not possibly accept any individual condemned by the Church. Perhaps something had changed in the relationship between Caravaggio and the Grand Master Alof de Wignacourt, represented in three of his works ( or four but the fourth is disputable and the first, painted in Malta, has been lost). In the first painting the Grand Master lends his face to that of Saint Girolamo Writing; the second is the Portrait of Alof de Wignacourt in his armour accompanied by a page-boy. The presence of the page-boy is unusual in portraits of those times but de Wignacourt liked to surround himself with them according to polite customs. The third portrait is more prudently known as Portrait of a Maltese Knight and shows a particularly realistic large cross on the knight’s breast. Returning to the relationship between Caravaggio and Alof de Wignacourt, it should be remembered that he was to be the owner of Salome and the head of John the Baptist. Whilst it is absurd to imagine Caravaggio as the saint, it is possible to notice a similarity in the decapitated head and to read a request for forgiveness in the painting. The most important work in Malta again concerns an execution. It is the enormous canvas of the Beheading of St. John the Baptist, a commission obtained thanks to the Grand Master (whose coat of arms appears on the original canvas). The painting was greatly appreciated: “ as well as the honour of the cross, the Grand Master hung a rich, gold chain around his neck and gave him two slaves as a gift,” wrote Bellori. The detail of the thrashing and the blood which flows from the martyr’s neck particularly struck the fantasy of Maurizio Calvesi , father of all psychoanalytical iconology, who saw “ a polisense based on the triple significance of “segnatura” ( signature, bleeding, the act of signing oneself with holy water which is also used for baptism). An illusion of the sacraments of the baptism connected with the Baptist: the dagger is identified with the aspergillum, the blow with the forgiveness and the blood with the holy water. “This signature is possibly the height of Caravaggio’s Baroquism. It is disputable just how much of the Baroque there is in Caravaggio and how much there is in his commentators. With regard to an interpretative criticism of objects present in the canvas, it is perhaps better to observe the balance of light and shade, the geometry of shape, the speed of painting which indicated the importance given by the artist to one element rather than another and, perhaps, an inspection which reveals his reflections (as in the Martyrdom of Saint Matthew in 1600). It was in Malta that Caravaggio also painted Saint John at the Spring and a Sleeping Cupid, far different from the triumphant Cupids of before, a type of “imago mortis” in brown, black and grey that reveals the funereal state of mind of the painter, or the Crucifixion of St. Andrew that most place in his previous Neapolitan period.

 

 

 

 

 

 

HP

Malta, 1607-1608

Il 1° dicembre del 1608 l’assemblea dei Cavalieri decretò l’espulsione di Caravaggio dall’ordine cui era stato ammesso in luglio per meriti artistici, bollandolo quale membrum putridum et foetidum. Aggettivi un po’ forti, e non è dato sapere a quale reato o peccato siano dovuti. I biografi Baglione e Bellori parlano di un’offesa recata a un nobile “cavaliere di giustizia” o a un ferimento; altri ipotizzano che fosse giunta a Malta la notizia della sua condanna a morte per l’omicidio di Ranuccio Tomassoni, fino ad allora tenuta miracolosamente/chissà come nascosta. I difensori della fede non potevano certo accettare tra di loro un individuo condannato dalla Chiesa; forse si era incrinato qualcosa a livello personale tra Caravaggio e il Gran Maestro Alof de Wignacourt, da lui ritratto in tre opere (o quattro, ma per la quarta l’identificazione è discussa e una, la prima eseguita a Malta, è andata perduta). Nella prima il Gran Maestro presta il suo volto a San Girolamo scrivente; la seconda è il Ritratto di Alof de Wignacourt in armatura e il suo paggio. La presenza del paggio è una nota insolita, per la ritrattistica dell’epoca, ma il de Wignacourt amava circondarsi di paggi, seguendo un’usanza cortese. Il terzo ritratto è più prudentemente definito Ritratto di un cavaliere di Malta, ed è noto per il virtuosismo con cui è resa la trama del tessuto della grande croce sul petto del cavaliere. Tornando ai rapporti tra Caravaggio e Alof de Wignacourt, ricordavamo come quest’ultimo fosse il destinario della Salomé con la testa del Battista. Se è azzardato ipotizzare che il pittore si sia ritratto in un santo, si potrebbe comunque rinvenire qualche suo tratto somatico nella testa mozzata, e leggere anche in quella tela un messaggio di richiesta di perdono. L’opera più importante realizzata a Malta riguarda, ancora, un’esecuzione: è l’enorme tela della Decollazione del Battista, commissionata appunto grazie all’intervento del Gran Maestro (il cui stemma appare nella cornice originale). Il quadro fu molto apprezzato: “sì che, oltre l’onore della croce, il Gran Maestro gli pose al collo una ricca collana d’oro e gli fece dono di due schiavi” scrisse Bellori. Il particolare della firma vergata col sangue che sgorga dal collo del martire ha colpito in modo particolare la fantasia interpretativa di Maurizio Calvesi, il padre di tutte le iconologie psicoanalitiche, che vi ha visto “un polisenso, basato sul triplice significato di ‘segnatura’ (firma, sanguinamento, atto del segnarsi con l’acqua benedetta che serve anche per il battesimo), un’allusione al sacramento del battesimo connesso al Battista: il pugnale si identificherebbe con l’aspersorio, il colpo di grazia con l’apporto della Grazia, il sangue con l’acqua benedetta.” Questa firma sarebbe così il massimo del barocchismo di Caravaggio. Sarebbe da discutere quanto barocco vi sia in Caravaggio, e quanto nei suoi commentatori; alla critica interpretativa dell’oggettistica presente nelle tele troviamo preferibile essere aiutati a cogliere il peso di luci e ombre, le geometrie nello spazio, la velocità di stesura del colore che indica l’importanza data dal pittore a un elemento piuttosto che a un altro, e magari vedere una radiografia che riveli i suoi ripensamenti (come nel Martirio di San Matteo del 1600). A Malta Caravaggio dipinse inoltre un San Giovannino alla sorgente, e un Amorino dormiente ben diverso dai Cupidi trionfanti di un tempo, una specie di “imago mortis” in bruno, nero e grigio che rivela lo stato d’animo funereo del pittore, e forse la Crocifissione di Sant’Andrea che i più fanno risalire al precedente periodo napoletano.