.

Saint George killing the Dragon (dated about 1504-1507)

According to the legend, this epic encounter took place in the fourth century near the city of Selene in Lybia. Immediately noticeable are horses' armour, his weapons and the trappings which resemble the arms of the era of chivalry, memories of Ariosto and the French tales popular at that time in the cultural circles of Venice. What is more important is the insertion of action into the landscape, explored to the horizon with far-off sailing ships on one side and the oriental city on the other, where an incredibly carved and decorated minaret, a medeoval fortress and a walled turret recall the cities of inland Veneto.
The vastness of the landscape distracts ones' view of the foreground amongst snakes and lizards and weeds, human remains and dismembered corpses with absurd skulls and unreasonably "standing up" heads and busts; a tribute to the necessary macabre of the myth but treated as a more free- exercise in anatomy and the placing of objects in space. It is more interesting to observe the crowd lining the various floors of the minaret and scattered through the city, they are all spectators, desired by Capaccio as a testimony to the scene he has created.

 

 

 

 

 

 

 

HP

 

S. Giorgio uccide il drago (databile circa 1504-1507)

Secondo la leggenda l’epico scontro avvenne nel IV secolo dopo Cristo nei pressi della città di Selene, in Libia. Si può notare subito come l’armatura del cavaliere, le sue armi, e la bardatura del cavallo siano una ripresa della moda d’arme dell’età cavalleresca, memore dell’Ariosto e anche dei romanzi francesi in voga nei circoli culturali veneziani. Quello che più importa è l’inserimento dell’azione nel paesaggio, esplorato fino all’infinito, coi lontanissimi velieri da un lato e la città orientaleggiante dall’altro, in cui convivono un minareto decorato con incredibili tarsie, una fortezza medioevale e una turrita cinta muraria che ricorda alcune città dell’entroterra veneto.
La vastità del paesaggio distoglie dal primo piano cosparso, tra serpenti e ramarri e squallide erbacce, di resti umani e cadaveri smembrati, con teschi assurdi e teste e busti irragionevolmente “in piedi”; un omaggio al macabro necessario del mito, ma trattato un po’ come libero esercizio di anatomia e di disposizione di oggetti nello spazio. Più interessante osservare la folla accalcata ai vari piani del minareto e sparsa per la città: sono tutti spettatori, voluti da Carpaccio come testimoni della scena da lui raccontata.