LA SCARZUOLA
05010 Montegabbione - TR
Tel /Fax 0763/ 837463
Open all year around on reservation. Guided tours for groups

St Francis of Assisi founded the Convent of the Scarzuola in 1218, planted a bush of bay and roses and caused a spring to appear, which is still an object of popular devotion. It owes its name to the quantity of scarza, a kind of marsh reed, growing there, which was used by the Seraphic Father to build himself a hut. The apse of the church contains a fresco painting of the first half of the XIII century, one of the first protraits showing the Saint in levitation.
In 1956 the convent complex was acquired and restored by the architect Tomaso Buzzi (1900-1991), usually numbered among the twentieth century Milanese architects, who from 1958 to 1978 designed and built at the side of the convent an Ideal City, conceived as a theatre structure.
This Buzzian City comprises seven theatres. The climax of this ensemble is the Acropolis, a mountain of buildings, empty inside and divided into countless compartments like a termitarium, consisting of a closely-packed set of units. Jumbled together and overlapping, erected one inside another, the archetypes emerge, revealing a multitude of perspectives. A sort of initiatic relationschip exists between the convent (the sacred city) and the theatre buildings (the profane city), laden with symbols and secrets, references and quotations.
The style that best interprets Buzzi’s intention is neo-mannerism, identified in the use of stairs and steps in every direction, by extending architectural structures, in various rustic idioms, a sprinkling of monsters, intentional disproportions, statues of greenery à la Arcimboldo, not without reference to the architecture of Caron, a jumble of buildings, monuments, with something of the surreal, of an exasperated labyrinth, evocative, sinuous, anthropomorphic, geometrical, astronomical, magical, a dream of Polifilo.


San Francesco d’Assisi fondò il Convento della Scarzuola nel 1218, vi piantò un cespuglio di lauro e di rose e vi fece scaturire una fonte per la quale la gente ancora nutre molta devozione. Deve il suo nome alla quantità di scarza, pianta palustre, con la quale il Serafico si costruì una capanna. Custodisce nell’abside della Chiesa in affresco della prima metà del XIII secolo, uno dei primi ritratti del Santo in levitazione.
Nel 1956 il complesso conventuale venne acquistato e restaurato dall’Architetto Tomaso Buzzi (1900 - 1991), tradizionalmente inquadrato tra gli architetti del 900 milanese che progettò ed edificò dal 1958 al 1978 a fianco del convento la sua Città Ideale, concepita quale macchina teatrale.
La città Buzziana comprende un insieme di 7 teatri. Culmine della rappresentazione è l’Acropoli, montagna di edifici che, vuoto all’interno a tanti scomparti come un termitaio, comprende una fittissima serie di unità. Affastellati e sovrapposti, montati l’uno dentro l’altro, gli archetipi affiorano, rivelando molteplici prospettive. Una relazione di tipo iniziatico viene a stabilirsi tra il convento (città sacra) e le fabbriche del teatro (città profana), sovraccariche di simboli e segreti, di riferimenti e di citazioni.
Lo stile che meglio interpreta la sua licenza è il neomanierismo che egli identifica nell’uso di scale e scalette in tutte le direzioni, allungamento di membrature architettoniche, varietà di modi alla rustica, un po’ di mostri, volute sproporzioni di alcune parti, statue verdi alla Arcimboldi non senza un richiamo all’architettura di Caron, affastellamenti di edifici, di monumenti, che arriva ad un surrealismo, un che di labirintico spinto all’eccesso, di evocativo, di sinuoso, di antropomorfico, di geometrico, di astronomico, di magico, di sogno di Polifilo.