VILLA TRITONE
Rita e Mariano Pane
via Marina Grande, 5 - 80067 SORRENTO (NA)
Tel: 06/ 68 65 152 - Fax: 06/ 68 73 796
Open all year around, only groups on appointment.

The house and the garden stand on the top of a little promontory fronting a sheer dropo to the sea, facing out toward Naples and Vesuvius. Behind it and on either side, encircled by walls and balustrades, is the garden, a private green oasis of palms, oranges, cycas, cypressus, eucalyptus, pines. Secret paths and allèes run through the lush vegetation revealing statues, urns, fontains and glimpsis of sea and sky through the windows cut out in the high wall along the seaward side, built by William Waldorf Astor, in the begining of this century, to protect the garden.
Long before Wagner, Ibsen, or Byron discovered its delights, the Sorrento peninsula attracted powerful and perceptive visitors. Agrippa Postumus, grandson of Emperor Augustus built a fine villa in the same place where is now Villa Tritone.
A convent stood here from thirteenth century until his dissolution in the early of our century. In 1860 count Labonia, a distinguished collector of antiquities and friend of Schliemann, the excavator of Troy, bought the site and began to built the present house and create what is now one of the finest gardens in southern Italy. Today is the home of Rita and Mariano Pane.


A picco su uno dei più famosi e belli dei golfi, a Sorrento, che nel nome evoca le Sirene incantatrici, c’è un giardino protetto da un muro inciso da bifore che raccoglie un mondo di antiche presenze. Qui Agrippa Postumo, nipote di Augusto, costruì la sua dimora strepitosa abbellendola con marmi rari provenienti dalle più lontane provincie dell’impero, collezionando pregevoli opere d’arte greche ed egizie. Ovidio vi giunse un giorno accompagnando Giulia per un inquietante incontro. Il maremoto che seguì alla eruzione del Vesuvio nel 79 d.c. ricoprì prima d’acqua e poi d’oblio il luogo fino al Medioevo.
Dopo il lungo sonno, sulle rovine dell’antica dimora, fu costruito, nel 1200 un convento di monache di clausura. Nel 1558 i terribili saraceni fecero scempio del luogo e della virtù delle sue abitanti. Dopo alcuni anni il convento ricostruito dai padri domenicani divenne luogo di pellegrinaggio per il poeta della Gerusalemme Liberata, Torquato Tasso. Alla fine dell’Ottocento il barone calabrese Labonia iniziò l’architettura del giardino sulle roches grises, lo sperone di tufo che lo sostiene.
Agli inizi del Novecento lo stravagante William Waldorf Astor aggiungeva percorsi come da giardino incantato e una collezione di piante esotiche che non tardarono ad acclimatarsi. Ai resti della villa romana si adattarono a meraviglia, e ancora oggi sono in sintonia, palme rare, cicadacee, centenarie Noline, monumentali Strelitziae alba, un antico esemplare di Encephalartos. Dal 1943 al 1945 la casa ospitò Benedetto Croce che vi scrisse il diario di quegli anni travagliati intitolandolo Quando l’Italia era tagliata in due.
Dai primi anni settanta gli attuali proprietari, Rita e Mariano Pane, custodiscono con cura e amore questo patrimonio di arte e di natura.