Rapua Nui      
                                                                        Fotografie e testo di Vitaliano Bissi  
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Rapua Nui, l’Isola di Pasqua, nell’immaginario collettivo rappresenta una meta quasi irraggiungibile, uno dei luoghi più isolati al mondo, un museo vivente a 4000 km dal continente cileno. Essa è di forma triangolare, limitata ai vertici da tre vulcani spenti. La sua popolazione è composta da polinesiani di razza maori. L’isola è energia, magia, forza che avvolge  appena vi si mette piede. E’ una meraviglia osservarsi in equilibrio su questo scoglio in mezzo all’oceano. Il territorio si può via via scoprire e visitare con diversi mezzi: in auto, a cavallo, in bicicletta, a piedi. All’isola di Pasqua manca la barriera corallina, quindi le coste sono continuamente erose dall’azione del mare. I Moai, sculture enigmatiche, riempiono le giornate, si trovano ovunque, di tutte le dimensioni e con espressioni assai varie, alcune piuttosto buffe. Tutti i moai in posizione eretta sono stati restaurati da cooperazioni internazionali. Sono una compagnia silenziosa e misteriosa. Molte sono le teorie sui moai, sul loro significato e sulla loro provenienza, ma tutte più o meno legate alla leggenda e pertanto misteriose. Le sculture antiche di Rapa Nui, i moai, sono  simili gli uni agli altri, ma pochissimi tra loro identici. Una volta ultimato, il moai veniva trasportato e collocato sull’ahu, la piattaforma adibita a funzione cerimoniale, che il più delle volte serviva da piedistallo alla statua. I moai erano abbelliti da acconciature rossastre, i pukao di forma cilindrica. L’isola ed i suoi storici abitanti di pietra sono semplicemente incantevoli.
                                                              
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Rano Kau  ed il Villaggio di Orongo                  a
Indubbiamente uno dei luoghi di interesse più famosi dell’intera isola: Rano Kau è un lago, che occupa il cratere di un vulcano,  pieno di fluttuanti canneti e fiori coloratissimi. A breve distanza sorge il villaggio cerimoniale di Orongo, oggi quasi completamente restaurato, da cui si gode di una veduta incantevole verso varie parti dell’isola. Ad Orongo, nell’antichità, si svolgeva la cerimonia per la nomina dell’Uomo Uccello, il culto di Makemake, visibile su alcune rocce con rilievi dell’Ombre Paquero. Davanti ad Orongo vi sono le isole di Motu Nui, Motu Iti e Motu Kao Ka.
               
   


Ahu Akivi
Nell’entroterra vi sono sette moai restaurati nel 1960, che diversamente dagli altri, sono gli unici ad essere rivolti verso il mare. La loro funzione, come quella di tutti i moai, era di proteggere e quindi guardare il villaggio e l’area cerimoniale. Secondo gli archeologi il mare sarebbe solo casualmente nel loro campo visivo. Durante gli equinozi queste statue guardano direttamente verso il tramonto.
           
   
           

 


Ahu Tahai e Ahu Akapu                    b
Nel centro di Hanga Roa, la capitale di Rapa Nui, vi è un sito in riva al mare molto suggestivo: Hau Tahai, su cui poggia un moai solitario senza copricapo. Poco lontano, ad Ahu Vari Uri, giacciono cinque moai di diverse forme e dimensioni. Sul alto opposto c’è l’imponente Ahu Ko Te Riku, un moai con copricapo ed occhi a palla. Il pittoresco cimitero di Hanga Roa si affaccia sul mare
               


Ovunque sull’isola, si scorgono moai in piedi o stesi, con il volto a terra, spesso con  il loro copricapo poco distante e tutt’intorno la brezza dell’oceano che li accarezza dolcemente.

Non manca però la classica bellezza della costa e della spiaggia bianca: Anakena, orlata di palme verdeggianti, è la spiaggia più grande di Rapa Nui. Qui si erge Ahu Ature Huki, un sito archeologico con un moai solitario, rimesso in posizione eretta grazie alla collaborazione degli isolani. Ed ancora Ahu Nau Nau, sette meravigliose statue, che durante gli scavi hanno rivelato agli archeologi che i moai non erano ciechi, ma erano dotati di preziosi occhi intarsiati di corallo. Quattro di queste hanno addirittura l’acconciatura, mentre altre sono caratterizzate ormai solo da miseri torsi.
               
       


Ranu Raraku                  c
Soprannominato “il vivaio” o “la fucina” dei moai, il vulcano è la cava dove venivano estratti i blocchi di tufo utilizzati per scolpire i moai. La camminata che porta fin sopra la cima, si snoda fra decine e decine di statue, alcune completate, altre lasciate lungo la via del trasporto, altre ancora scolpite sulla montagna. Fra queste, il moai più grande in assoluto è alto ben 21 metri. All’interno del cratere dorme un laghetto, sulle cui pendici vi sono decine di  moai in posizione eretta. Si stima che in questo sito archeologico ve  ne siano più di 500. Il posto è affascinante, pieno di energia e mistero.
               
               
               
   


Ahu Tongariki
Si rimane senza parole di fronte all’affascinante bellezza di questo sito archeologico. Il monumentale ahu è il più grande mai costruito. Grazie ad una società giapponese, ben 15 moai sono stati restaurati e rimessi in posizione eretta, dopo che uno tsunami nel 1960 li aveva fatti crollare. Solo ad uno di essi è stato rimesso il copricapo.
       
       
               


Ahu Te Pito Kura      d
Sulla costa settentrionale dell’isola, nell’insenatura di Bahia La Perousse, sorge uno dei moai più grandi, mai trasportato dalle cave di Rano Raraku. La statua è riversa con la faccia verso il terreno ed è lunga più di 10 metri, dotata di un’acconciatura ovale anziché tonda come le altre. La leggenda narra che il moai sia stato voluto da una vedova, che intendeva onorare il marito defunto.

Poco distante dall’ahu si trova una pietra chiamata Te Pito Kura, che significa l’ombelico del mondo. Secondo la leggenda, essa, di colore bianco e tondeggiante, con forti caratteristiche magnetiche, fu portata da Hotu Matua in persona come simbolo del centro dell’universo.
       


FotoMaunga Terevaka
Il punto più alto di tutta l'isola. Da esso è possibile avere una vista mozzafiato a 360° dell'orizzonte, sulla vastità dell’oceano.