ABBAZIA DI S. PIETRO A VILLANOVA  (Comune di S. Bonifacio provincia di Verona)

   
capitello con cinghiali  

capitello a motivi vegetali

  pluteo
   
capitello mensola   muratura nord navata centrale   lato nord sottotetti

ABSIDE CENTRALE

Poco sopra lo zoccolo delle fondamenta (vedi foto area absidale), alto all’incirca un metro, ha inizio una fase muraria che si innalza per 2-2,5 metri: è costituita da pietre bianche ben squadrate interrotte da fasce di mattoni rossi; in questa tratto di muro si aprono le tre basse monofore che danno luce alla cripta. Da questo tipo di muratura (che ricalca, per certi versi, la ricerca cromatica di facciata), si diversifica la parte superiore, dove è sempre impiegata la pietra chiara, ma meglio lavorata e meglio squadrata, curata nella lisciatura delle superfici a vista, ottimamente assemblata in bassi livelli di malta. In questa fase muraria si aprono le altre tre monofore: al centro è quella di maggiori dimensioni con archivolto monolitico in pietra bianca. Il coronamento è ad archetti ciechi monolitici a doppia ghiera, con mensolina di sostegno “a soffietto”, come nella facciata. Tra la fascia degli archetti e il tetto è posta una cornice in pietre bianche disposte a dente di sega. Le sei aperture, praticate in questa abside sui due livelli della cripta e del presbiterio, sembrano essere contemporanee alla riedificazione dei primi decenni del XII secolo. Le sei monofore del semicerchio absidale sembrerebbero originali, organicamente inserite sia verticalmente che orizzontalmente, con le due centrali più grandi rispetto alle laterali.

ABSIDE NORD

A partire da sopra lo zoccolo di fondazione, la muratura è in linea, nel tipo di materiale impiegato, a quello dell’abside centrale (vedi foto abside nord e centrale) e l’innesto delle fasce in mattoni rossi orizzontali è pure abbastanza in simmetria. Anche qui è stata aperta una più recente finestra. La parte di muratura fino al tetto non si distacca molto dalla muratura in opera nell’abside centrale: in questa absidiola vi è però una sola monofora centrale (certamente di più recente costruzione, dato anche qui l’apertura è andata a intaccare uno degli archetti pensili soprastanti), e il coronamento è costituito dalla consueta serie di archetti ciechi monolitici, a ghiera semplice, con mensole “a soffietto”. C’è però da dire che le pietre usate nella muratura di questo tratto superiore dell’absidiola nord non presentano la stessa cura nella squadratura e nella lisciatura, presenti nel corrispondente livello murario dell’abside centrale, anzi, le pietre chiare della parte più bassa, intercalate dalle fasce orizzontali rosse, sono meglio lavorate, soprattutto nelle superfici a vista, e con una più accurata e precisa messa in opera. Un altro particolare costruttivo, visibile solo osservando l’allineamento longitudinale dall’absidiola nord, consiste nel tratto murario di mezzo, iniziando dal basso, proprio sopra l’ultima cornice orizzontale di mattoni rossi, che non è in linea con la muratura sottostante ma “rientra” fino al livello superiore dell’ogiva della monofora, dove la muratura sembra ritornare in asse con la parte bassa. Da ciò si può dedurre che, oltre alla finestra, l’opera di rifacimento coinvolse anche questo tratto di muro completamente ricostruito.

E’ da notare che il tetto spiovente della navatella soprastante l’abside nord si inserisce sul fianco della navata centrale non in asse con lo spiovente opposto della navatella meridionale, che invece ha il suo punto di innesto almeno mezzo metro più in alto. La muratura dei sottotetti della navatella meridionale sembra opera di rifacimenti; mantiene un assetto compatto in pietre chiare, squadrate, in spessori di malta, certamente non molto diverso dalle contrapposte murature della navatella nord, dove i segni del restauro sono meno evidenti a causa del disallineamento nel rialzo del tetto.

CAMPANILE

Colpiscono le dimensioni massicce. Possente torre quadrata che ha quale unico “limite” l’altezza ridotta, mentre la base e le fondamenta sembrerebbero proprio essere state concepite per sostenere strutture ben più alte. La cella campanaria, in mattoni rossi e con tre finestroni ogivali per lato, è opera di rifacimenti più recenti. La parte inferiore della torre è costruita invece in pietre chiare ben lavorate e assemblate con poca malta. Con difficoltà, si possono intravedere due diverse fasi costruttive nell’esecuzione di queste murature (visibili su tre dei quattro lati della torre): una parte presenta un allestimento più curato e con pietre di grandezza sufficientemente omogenea rispetto all’altra, che non per questo è interpretabile quale indizio di diversità cronologica d’esecuzione. Nel lato della torre campanaria verso le tre absidi, a 4-5 metri dallo zoccolo di fondazione, al centro è murato un grosso monolite rettangolare in pietra chiara con incisa una scritta che è difficile decifrare. Approssimativamente, il testo così recita: “IN ANNO EST INCEPT ABB.(?)TVBREUBT.MILLESIMO CENTESIMO VIIIIXL”. Sopra la “E” di (?)BREUBT è posto un segno come una “omega” stilizzata.

Nonostante accurata ricerca, non è stato invece possibile vedere l’epigrafe con stemmi araldici dei Conti di Verona (Conti di S. Bonifacio), che, secondo la “Breve Guida Storico-Artistica” dovrebbe essere murata alla base del campanile e riportare la data 1139 (per Luigina Tregnaghi) e 1131 per altra fonte. Un’altra lapide o epigrafe osservabile è costituita da una pietra rettangolare ben squadrata con una leggera bordatura, murata sullo spigolo nord del lato occidentale della torre campanaria, ma che attualmente non mostra segni o scritture.

INTERNO

Lo spazio delle tre navate è marcato dalla successione dei sostegni della moderna copertura (tre pilastri intercalati da due colonne per ogni lato). Le quattro colonne con i rispettivi capitelli sono diverse l’una dall’altra per decorazione e per materiale impiegato. Dall’ingresso, la prima a destra è una colonna in marmo rosa di Verona e ha un capitello in pietra grigia, che presenta una decorazione piuttosto stilizzata del motivo a foglie e caulicoli; la seconda, sempre sulla destra, è una colonna in marmo grigio chiazzato di bianco con un capitello sempre in pietra grigia, di foggia corinzia e dalla classica decorazione floreale romana; la colonna a questa contrapposta, sul lato sinistro, è pure in marmo rosso di Verona, culminante in un capitello in pietra grigia, decorato al centro con motivi vegetali a foglie d’acanto e sugli angoli, scolpiti con buona tecnica, i musi di quattro cinghiali (vedi foto capitello con cinghiali): se ne vede il grugno e una parte del vello del dorso, oltre alle zampe anteriori; l’ultima colonna, la prima cioè sulla sinistra, a partire dall’ingresso, è in pietra bianca sagomata e sfaccettata in forma ottagonale con al vertice un capitello di raffinata esecuzione che su ogni lato presenta una decorazione composta da tre sezioni molto in rilievo, allungate e arrotondate verso il basso, quasi a formare una pannocchia, sulle quali è finemente scolpito un fitto motivo vegetale a foglie (vedi foto capitello a motivi vegetali) (la forma di questo capitello, è presente, in forma molto semplice e senza decorazioni, oltre che nella sottostante cripta di San Pietro, anche nella chiesa di S. Michele a Belfiore). I pilastri non presentano invece particolari decorazioni eccetto una doppia cornice scolpita con motivi geometrici. Nella parte sinistra della conca absidale, in basso, è murato un capitello, ora usato come sostegno per una mensola e ridotto praticamente alla metà della dimensione originaria. Donde provenga è difficile stabilirlo, dato che le quattro colonne ora in opera dovrebbero aver mantenuto i capitelli originali. Per esecuzione artistica, la parte meglio leggibile è simile al capitello dei cinghiali, anche se in questo caso sembra piuttosto trattarsi di leoni (vedi foto capitello mensola), visto che quello di destra sembra avere denti a forma di zanne.

La copertura è opera dell’epoca olivetana, con volte a vela su tutte e tre le campate. Il presbiterio è fortemente sopraelevato sulla cripta e tra i catini absidali e il termine del sopralzo presbiteriale con al centro lo scalone, lo spazio è scandito da un’unica campata con arcone a tutto sesto su pilastri. Consistente la presenza di affreschi, anche di buona fattura databili dal secolo XIV in poi. Notevole, anche per l’estensione, l’affresco con storie di S. Benedetto dipinto sul muro della navatella sud, in prossimità della facciata. Sopra l’arcone dell’absidiola meridionale rimangono resti di un altro affresco (secc. XIII-XIV), rimaneggiato, che denuncia ancora tecniche esecutive anticheggianti. Sempre all’interno si conserva una pala d’altare dedicata a S. Michele, della metà del 1400, ottimo esempio di pittura veneta del XV secolo. Al pari dell’abbondanza che caratterizza l’apparato pittorico tardo-medievale e rinascimentale di S. Pietro, consistente è anche ciò che rimane della decorazione scultorea di XIV e XV secolo (dalle due nicchie gotiche dell’Annunciazione, all’ancona d’altare con scolpiti S. Pietro, S Paolo, S. Benedetto, S. Nicola, S. Andrea e scene della vita di S. Pietro e S. Agata; dalla scultura in tufo dell’Addolorata, eseguita intorno al 1400 da Egidio Wienrenneustadt, agli angeli di epoca barocca). Sempre all’interno, sul primo pilastro di sinistra, sul lato rivolto sulla navata centrale, è inciso il cosiddetto “simbolo del pellegrino”, un piede, o meglio, la forma schematizzata di una scarpa appuntita, capo d’abbigliamento questo, usato dei viandanti/pellegrini del Medioevo. Gli storici spiegano la presenza di questo segno al fatto che Villanova si trova a un solo giorno di cammino “medievale” da Verona, sulla strada per Vicenza.

CRIPTA

Per gli storici è qui presente un raro esempio, per una chiesa minore, di cripta monumentale. La datazione degli studiosi varia dall’VIII al XII secolo. Difficile è orientarsi verso l’una o l’altra datazione, visto che l’assetto odierno è certamente frutto di rifacimenti e restauri. Al di là del pluteo dell’VIII secolo, rimangono in opera parti certamente alto-medievali. Il locale è a terminazione triabsidata, con i perimetrali che seguono l’andamento della terminazione est della chiesa superiore. Il vano antistante gli altari posti negli emicicli absidali è scandito dall’innesto a sostegno di volte a vela con costoloni, da otto colonne che dividono lo spazio in cinque navate, poi terminanti in quattro pilastrini laterali che, assieme a quelli murati tra l’abside centrale e le absidiole laterali, sono di probabile origine preromanica. Altre due colonne sono inserite di fronte all’altare maggiore. I capitelli al culmine delle colonne e semicolonne (alcuni dei quali non parrebbero originali), non presentano particolari motivi decorativi se non per la forma, adottata nella maggior parte degli esempi qui presenti, che ricalca quella del primo capitello a sinistra dell’ingresso (su colonna ottagonale), composta da tre stilemi molto in rilievo e di forma allungata che decorano le quattro facce del capitello. Solo uno dei capitelli (se originale), ha diversa decorazione, avvicinando il motivo vegetale stilizzato qui scolpito a prototipi di epoca romana.

PLUTEO

Nell’absidiola settentrionale della cripta è conservato (oggi usato come sostegno per un altare) un tratto di transenna o pluteo (vedi foto pluteo) che, cronologicamente gli studiosi fanno risalire alla seconda metà dell’VIII secolo. In pietra bianca, ha scolpita al centro una croce, decorata con motivi a intreccio; lo spazio ai lati dei bracci della croce presenta i classici motivi a nastri a tre capi, annodati a formare cerchi frammisti a fiorellini, grappoli e foglioline. Nella parte bassa del pluteo compaiono due pavoni che si abbeverano ad un cantaro dal quale sortisce il fusto della croce. La parte superiore del manufatto è composta da un’altra cornice che presenta dei motivi, ripetuti a livelli concentrici, a ferro di cavallo con al centro dei fiori.

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