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In una
piana in posizione isolata, distante alcuni chilometri dal centro
abitato di Apiro, sulla sponda sinistra del torrente Esinante, sorge
quel che resta dell’antico monastero di S. Urbano di Domo. La prima
menzione di questo cenobio benedettino risale all’anno 1033 e, secondo
gli studiosi, l’unica testimonianza di quell’epoca sarebbe una parte
dell’edificio ecclesiale. Gli storici collocano invece all’anno 1086 la
consacrazione dell’altare della chiesa. L’abbazia veniva ricostruita nel
XII secolo adottando, caso abbastanza particolare per la zona, un
sistema decorativo realizzato alternando i colori dei materiali da
costruzione, soprattutto negli apparati murari esterni, dove il bianco
del calcare sottolinea gli elementi architettonici di spicco
(semicolonne, archetti pensili, cornici), mentre sullo sfondo domina il
colore scuro dell’arenaria. Nel XIII secolo altri restauri, intervenuti
a seguito di gravi disordini provocati dagli abitanti di Apiro, che
devastarono il monastero nei primi anni del XIII secolo, determinarono
l’assetto attuale. Questa ristrutturazione comportò rimaneggiamenti
nella facciata e l’aggiunta dei quattro contrafforti sul fianco
longitudinale nord, senza interessare la zona del portale. Più pesanti
furono gli interventi realizzati all’interno della chiesa: vennero
totalmente rifatte le coperture (a eccezione della copertura con volta a
botte leggermente acuta che copre la navata centrale), e veniva
realizzato, tra l’area presbiteriale sopraelevata e la navata, il muro
divisorio con due aperture ad arco acuto. Vario è l’apparato decorativo
che si trova in opera su capitelli, cornici e imposte, caratterizzato da
motivi geometrici e zoomorfi di gusto altomedievale, scolpiti in modo
sommario e naïf.
Secondo la studiosa Hildegard Sahler la copertura della navata centrale
della chiesa di S. Urbano presenta “forse la più antica volta a botte
acuta” delle Marche e non solo.
La parte triabsidale a est è ben conservata, eccetto l’absidiola sud che
necessiterebbe di restauri. Colpisce immediatamente lo spiccato effetto
cromatico dell’insieme: su un muro quasi completamente marrone, spiccano
i dettagli delle lesene (costituite da semicolonne in pietra bianca che
partono da circa un metro di altezza, con base decorata e concluse da
capitelli scolpiti a motivi geometrici). Attorno alla base delle tre
absidi corre uno zoccolo uniforme, leggermente sporgente rispetto al
punto da cui si dipartono le lesene: queste sono quattro nell’abside
centrale e due in quelle laterali. Il coronamento è ad archetti lombardi
in pietra bianca (tre entro ogni lesena), sorretti da graziose mensoline,
alcune delle quali scolpite. L’abside centrale è decorata da un motivo
“a scacchiera” (vedi foto abside part.). Il coronamento di quelle
laterali è invece costituito da semplici pietre bianche. Le decorazioni
su mensoline e capitellini si sono conservate molto meglio nell’abside
nord rispetto a quella sud (vedi foto zona absidale).
Nell’abside centrale si aprono tre finestre a tutto sesto, alte e
strette, con cornice e strombo rivestito di pietra bianca; una finestra
più bassa, ma più larga, di quella della suddetta abside, anche se meno
raffinata nella decorazione, si apre su ognuna dalla altre due absidi.
Nello zoccolo dell’abside centrale è presente una monofora che dà luce
alla cripta. Nell’abside sud la monofora è stata sostituita da una
finestra moderna, mentre in quella nord, della antica monofora, oggi
quasi completamente murata, si nota solo l’arco in pietra bianca. Per
quanto riguarda il materiale da costruzione, si tratta di pietra locale
(arenaria marrone), ben squadrata, anche se di dimensioni variabili. La
messa in opera è comunque discreta. Sopra l’abside la muratura
(evidentemente di edificazione successiva), ha incastonati una serie di
archetti ogivali su mensoline decorate in vario modo. Per la presenza di
questi elementi decorativi, realizzati con una pietra bianca diversa da
quella utilizzata per le altre decorazioni delle absidi, questa parte
dell’edificio è certamente frutto di rifacimenti, come si evidenzia
anche dal lato sud, dove sono state edificate, forse su una pianta
precedente, corrispondente a strutture dell’antico monastero, alcune
costruzioni recenti. La muratura sud della chiesa non è interamente
visibile (parte di essa si può osservare dall’interno della sala del
ristorante).
Il lato settentrionale presenta quattro massicci contrafforti cuneiformi
(vedi foto fianco nord), d’impianto successivo, che hanno
interrotto la scansione geometrica originale degli spazi, realizzata con
lesene e archetti pensili, simili a quelli di decoro delle absidi, e che
dovevano correre lungo tutto il sottotetto della fiancata di entrambe le
navatelle. Questa decorazione sopravvive ora solamente nella navatella
nord, dove rimangono in opera pochi spezzoni di archetti e lesene a
semicolonna in pietra bianca (vedi foto fianco nord part.). Le
monofore aperte sul fianco nord ripetono il motivo decorativo delle
monofore absidali: ne rimangono visibili due, mentre una terza si
intuisce fosse posizionata vicino ad una lesena a semicolonna.
L’apparato murario di questo fianco dell'edificio è molto simile a
quello delle absidi. Il tetto della navata centrale, in prossimità della
terminazione est, presenta una sopraelevazione (probabile modifica
intercorsa in tempi successivi anche alla costruzione dei quattro grandi
contrafforti del fianco nord). La facciata della chiesa attuale è a
capanna e non lascia intravedere le antiche dimensioni; forse c’era
anche un portico. L’accesso è costituito da una piccola porta, i
sostegni angolari dell'architrave presentano mensole scolpite a motivi
vegetali, in gran parte, purtroppo, scalpellati. Il portale ha tre
cornici: questa apertura si apre su un atrio e non sulla chiesa vera e
propria, alla quale si accede discendendo invece alcuni scalini.
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