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La
chiesa abbaziale di S. Maria delle Moje, ora completamente inglobata
nella cittadina di Moie, sorgeva un tempo fuori dal centro urbano. Il
monumento ha origini cronologicamente incerte (il primo documento che
menziona l’abbazia delle Moie è dell’anno 1201); certa è invece la sua
parentela strutturale con le chiese abbaziali di S. Vittore alle
Chiuse a Genga, di S. Croce dei Conti a Sassoferrato e di S. Claudio a
Piè Chienti. Alcuni studiosi collocano la data di edificazione
dell’abbaziale delle Moie all'inizio o comunque entro la prima metà del
XII secolo, con probabili intrusioni o influenze cistercensi. Altri
propongono al contrario una sequenza esecutiva che, dal S. Vittore di
Genga (1070-1080), passa a S. Croce di Sassoferrato (1090-1100) e a S.
Maria delle Moie (1100-1110).
I tre monumenti, peraltro ubicati in un territorio relativamente
limitato, proporrebbero una certa continuità progettuale, se non
architettonica, e, partendo dal prototipo locale rappresentato dal S.
Vittore alle Chiuse, una volta ultimata l’opera a Genga, lo schema si
trasporta a Sassoferrato, per migrare poi, assolto l’appalto dei signori
di Sassoferrato, alle Moie (tre monumenti frutto di una committenza che
seppure in situazioni locali diverse – sono infatti i Conti di
Sassoferrato e non un’istituzione monastica a far costruire la chiesa –
si esprime in un impianto architettonico similare, oltre che per il
fatto di essere comunque tutte e tre chiese abbaziali, cioè gestite da
istituzioni monastiche). Se in pianta le tre chiese (unitamente al più
distante S. Claudio al Chienti) presentano trattamento similare,
notevoli rimangono comunque le differenze tra le Moie, il S. Vittore e
S. Croce, sia nelle strutture murarie, che nel risultato architettonico
dell’alzato. S. Maria delle Moie non è a pianta centrale (vedi foto
pianta), infatti non presenta, all’incrocio tra navata maggiore ed
absidiole dei fianchi, il tiburio o cupola centrale che caratterizza gli
altri due monumenti,
ma è a pianta basilicale a tre navate con la centrale di dimensioni
maggiori in altezza e in larghezza. Anche la presenza, un tempo, di due
torri di facciata costituirebbe un elemento comune con S. Croce dei
Conti e S. Vittore (purtroppo è solo l’abbaziale di Genga a conservare
le due torri di facciata, una rotonda e l’altra quadrata; S. Maria delle
Moie conserva invece solo le parti basse, mentre a S. Croce si
conservano le fondamenta di una struttura circolare anteposta al portale
d’ingresso della chiesa).
La massiccia struttura di questo edificio è accentuata sia dai due
monumentali contrafforti affiancati alle absidi longitudinali, sia dagli
“speroni” che sporgono nella zona delle absidi orientali.
La facciata originale della chiesa è celata da una struttura ad atrio
piuttosto ampia. Originariamente, due torri squadrate dovevano
affiancare il vano aperto con arcone a tutto sesto che precede il vero e
proprio portale. L’attuale planimetria della chiesa di S. Maria delle
Moie è frutto del restauro degli anni 1919-1924, che hanno ricomposto le
probabili forme originarie. Secondo l’opinione degli studiosi, S. Maria
delle Moie potrebbe essere una costruzione realizzata in un tempo
relativamente breve, vista l’omogeneità delle sue forme, che non
denotano alcun notevole mutamento di stile.
L’alzato ha tuttavia subito rilevanti interventi di ristrutturazione,
intercorsi in varie epoche: alcune finestre sono state modificate, altre
murate, e in epoca barocca venivano aggiunte nuove porte (gli originari
accessi dall’esterno dovevano essere, oltre al portale occidentale, due
porte contrapposte sui laterali nord e sud, un’altra porta immetteva poi
nella torre scalare sud). Ma è il corpo occidentale ad aver patito i
maggiori rimaneggiamenti. Il ridimensionamento dell’anticorpo
occidentale, con la parziale demolizione delle torri e la ricostruzione
in mattoni dei piani superiori, che hanno alterato anche l’antico
matroneo, è opera del XVI secolo.
L’attuale zona ovest è composta da uno pseudo-Westwerk anteposto alla
facciata, con matroneo aperto verso l’interno della chiesa. Più o meno
all’altezza delle navatelle minori si ergono i resti delle due torri con
al centro un atrio voltato a crociera, introdotto da un arcone a tutto
sesto. Sui lati interni nord e sud di quest’atrio si aprono due porte:
da quella nord si accede ad un vano coperto con volte a botte e scala a
chiocciola, che permette di salire sulla torre campanaria, mentre da sud
si entra in un piccolo ambiente, ora adibito a ufficio parrocchiale,
coperto con volte a crociera poggianti su quattro capitelli angolari in
pietra calcarea bianca scolpiti, illuminato da due finestre a feritoia,
indizio che permette di supporre per questo settore dell’edificio una
funzione più militare che religiosa.
Il muro inferiore esterno dell’atrio presenta una realizzazione edilizia
simile a quella del versante longitudinale nord della chiesa (fino al
primo livello dell’alzato). Tracce di lesene sono presenti sui fianchi e
accanto all’arcone di ingresso dell'atrio. I due piani superiori di
tutto l’avancorpo occidentale sono in laterizio.
L’edificio è orientato con la facciata verso ovest e la zona absidale
verso est. Oltre alle tre absidi a est (vedi foto zona absidale),
ve ne sono altre due, posizionate più o meno centralmente su ognuna
delle due fiancate nord e sud (queste due absidiole laterali hanno il
tetto più basso rispetto al livello di gronda delle navatelle minori
sulle quali sono inserite); ciascuna è affiancata lateralmente da due
possenti contrafforti squadrati. Per quanto riguarda il materiale di
costruzione utilizzato per il fianco nord, si nota una certa uniformità:
si tratta di pietre squadrate di color ocra (arenaria gialla), poste in
opera con poca malta.
Contrariamente alle absidi della zona orientale, che oggi appaiono quasi
totalmente prive di ogni decorazione o effetto cromatico, le due
absidiole sui longitudinali nord e sud presentano una decorazione
costituita dal classico motivo degli archetti ciechi, presente anche
lungo i sottotetti di questo versante dell’edificio. Nella navata minore
nord (vedi foto fianco nord 1), il motivo degli archetti lombardi
rampanti compositi in travertino bianco corre per tutto il sottogronda,
tranne che in due punti dove gli archetti sono stati interrotti per
l’apertura di due monofore. Identico motivo interessa le parti alte
dell’abside presente su questo fianco, dove due semicolonne in arenaria
color ocra, su base a toro, con capitelli in pietra bianca privi di
decorazioni, scandiscono la superficie arrotondata (vedi foto fianco
nord 2). Qui, come nella contrapposta absidiola sul fianco sud, si
apre un’ampia monofora con arco esterno sempre in conci di travertino
(questa monofora è di dimensioni maggiori delle due presenti sull’alzato
della navata centrale). Anche il coronamento della navata centrale,
lungo il fianco nord, presenta la stessa decorazione ad archetti in
travertino bianco, con due piccole finestre a strombo (in questo caso
l’archetto lombardo contiene esattamente l’apertura della finestra).
Il sottotetto del fianco meridionale della navata centrale non conserva
la decorazione ad archetti pensili di sottogronda, che è invece
sopravvissuta lungo il sottotetto della navatella (vedi foto fianco
sud).
La zona absidale vera e propria presenta tre absidi che si differenziano
sia per altezza che per profondità e il cui paramento murario è
completamente privo di decorazioni, fatta eccezione per una monofora in
posizione centrale su ogni abside. Dei contrafforti a sperone, che
salgono fino all'altezza dell'abside maggiore, separano quest’ultima
dalle due absidiole laterali. Sopra l’abside centrale si alza un fronte
a capanna più alto del tetto della navata centrale. Delle tre absidi
attuali, quella sud sembra essere la più antica, mentre le altre due
potrebbero essere di restauro.
Notevole il portale d’accesso alla chiesa (vedi foto portale): un
grande arcone in conci alternati bianchi e marroni sottolinea il portale
vero e proprio a tre cornici. La più esterna di queste non è sorretta né
da colonne, né da mensole e si diparte da una pietra bianca scolpita con
un intreccio a nastro ed un motivo a treccia; la decorazione si snoda
poi in un tralcio a fogliami che si conclude sul lato opposto con
un’altra pietra scolpita con semplice intreccio a nastro. Due
semicolonne lisce, culminanti con piccoli capitelli decorati con foglie
e volute, sorreggono invece la seconda cornice, semicilindrica e priva
di decorazioni. La cornice più interna, infine, sorretta da stipiti
scolpiti con i consueti motivi di fiori e volute, è decorata con bei
motivi a foglie. La lunetta sopra la porta è di semplici pietre a vista.
INTERNO
L’interno è privo di decorazioni, poco luminoso e massiccio nei volumi
(lunghezza metri 15,40, larghezza 14,40 metri), è suddiviso da quattro
massicci pilastri cruciformi in nove campate (le sei laterali coperte da
volte a crociera mentre le tre mediane, più elevate di circa tre metri,
sono voltate a botte leggermente acuta – altro precoce esempio di volta
ogivale come nella chiesa di S. Urbano all'Esinante), con cornici
trasversali bicrome.
L’abside maggiore, priva di apparato scultoreo, è però abbellita da una
doppia cornice a conci alternati bianchi e ocra.
Nelle due absidi minori della zona presbiteriale, all'attacco del catino
absidale, nelle due sezioni più esterne, è presente una cornice in cotto
a formelle decorate con motivi geometrici. Tre strette monofore
strombate si aprono al centro degli emicicli absidali; nello strombo
interno sono posizionate delle colonnette con piccoli capitelli decorati
che sostengono la cornice dell’arco.
Nella lunetta sopra i due portali minori (che anticamente davano
entrambi accesso alle torri), la mancanza dei conci crea il disegno di
una profonda croce.
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