BASILICA IMPERIALE DI SANTA CROCE AL CHIENTI  (Sant’Elpidio a Mare – prov. Ascoli Piceno)
 

A destra del fiume Chienti, prima della foce e a breve distanza dalla confluenza con l’Ete Morto, sorgono i resti del complesso abbaziale di S. Croce al Chienti. Gli storici rimandano le origini dell’istituzione monastica al IX secolo; inizialmente dedicata a S. Salvatore, è citata gia nell’anno 884 (in un documento di Carlo il Grosso), a proposito di elargizioni a favore del monastero da utilizzare anche per il restauro della chiesa. Altre donazioni interessarono l’istituzione anche nell’anno 897 (Lamberto imperatore). Nei secoli X-XI, e in parte del XII, godette dei favori degli imperatori di Germania, questo fino all’anno 1165, quando l’abbazia veniva aggregata al monastero di Fiastra, diventandone una dipendenza, seppure con particolari privilegi, come la prerogativa dell’elezione del proprio abate e l’autonomia nella gestione dei beni dipendenti dall’abbazia.

Importanti restauri interessarono le strutture del monastero ancora nel XVII secolo, periodo in cui diventò una specie di casale agricolo (di proprietà del vescovo di Fermo). Molte parti, soprattutto quelle pertinenti agli ambienti monastici, sono andate perdute. Poco sopravvive delle strutture dell’epoca medievale, dato che la chiesa “fu adibita per molto tempo a fienile, in più punti tramezzata, sopraelevata” e votata a utilizzo civile. Gli studiosi propongono, quali strutture ascrivibili al periodo romanico, alcune parti della facciata e della terminazione est. Nulla rimarrebbe dell’epoca altomedievale. La basilica è a tre navate con terminazione triabsidata a est e murature di mattoni rossi. Alcuni particolari architettonici (basilica a tre navate divisa da pilastri cilindrici, presbiterio sopraelevato sulla cripta e coro triabsidato), collocano cronologicamente questo edificio nel XII secolo: secondo alcuni, in base ai capitelli della navata centrale, per certi versi assimilabili a esempi presenti nell’abbazia di Chiaravalle di Piastra, si può ragionevolmente collocare la costruzione di questo edificio attorno all’anno 1170.

L’edificio appare ora fortemente degradato e in pieno abbandono. Si intuiscono numerosi interventi edificativi gia in epoca romanica. La facciata è ora gravemente deturpata dall’aggiunta di un portico e di un tratto di abitazione colonica, oltre ai rimaneggiamenti delle parti alte avvenuti in epoca neoclassica. La facciata è costruita in laterizio. All’esterno, la parte superiore sembra completamente rifatta. Resta, nel sottotetto delle navate laterali, la decorazione ad archetti ciechi bicolori nel numero di sei per lato. Il fianco sud non è visibile, in quanto coperto da vari edifici di epoca recente. Il lato nord permette invece una parziale lettura: a parte il sottotetto della navata centrale che è stato completamente rifatto, nella parte alta della navatella laterale si conserva la decorazione ad archetti ciechi che, a partire dalla zona absidale, sembrerebbero di realizzazione più antica, anche se mal conservati, ed è composta da archetti a doppia cornice con tentativi di effetto cromatico ottenuti componendo mattoncini rossi con altri color ocra di pari dimensione e occupa lo spazio di due campate, mentre per le altre quattro campate, fino alla facciata, gli archetti sono formati da una sola cornice, dello stesso colore e dello stesso materiale in cotto in opera nella muratura adiacente. Cinque finestre con coronamento a raggiera più una soppressa per lasciare spazio ad una porta con scala esterna, furono con ogni probabilità aperte quando si procedette a rifare il fianco dalla terza campata fino alla facciata. Le lesene che scandiscono queste quattro campate sono più larghe delle lesene che dividono le prime due campate. Da notare soprattutto il materiale usato per la fase definita qui, arbitrariamente, più antica: cotto di svariate dimensioni e tonalità di colore, messo in opera irregolarmente che, a partire dalle absidi, si mantiene anche nella parte bassa dell'edificio fino alla quarta campata, mentre nel resto della muratura il materiale, sempre mattoni, diventa più omogeneo e la messa in opera più precisa. Le tre absidi sono prive di decorazioni, eccetto per tracce di lesene (quattro nell’abside maggiore e due nelle minori). Nelle tre absidi sono state aperte in più riprese numerose finestre. Si intuisce però la presenza di una grande finestra nell’abside centrale.

Interno: per pericolo di crolli e per il pavimento alquanto sconnesso, oltre che per la presenza di vari materiali ingombranti, è quasi illeggibile: lLe prime due campate della navata centrale a partire dall’ingresso, sono scandite da due pilastri compositi in pietra locale marrone chiara per ogni lato culminanti con capitelli, di cui tre non presentano decorazioni, mentre l’ultimo a sinistra è invece decorato con motivo floreale e spirali. Le altre campate fino all’abside sono invece sorrette da pilastri compositi di minori dimensioni. Due capitelli di colonna sporgono appena dal terreno presso l’abside maggiore probabili resti dell’antico sistema di coperture della cripta.

La zona presbiteriale interna e sopraelevata è fortemente degradata e alterata anche a causa dell'occupazione degli spazi interni a scopi abitativi e di magazzino rurale.

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