ABBAZIA DI SAN VITTORE ALLE CHIUSE  (San Vittore Terme presso Genga – prov. Ancona)

 
   

L’abbazia di S. Vittore alle Chiuse sorge in posizione elevata, sul lato sinistro del fiume, in prossimità di un ponte romano con accesso fortificato; assetto questo che ha interessato anche le strutture del monastero, ancora oggi assimilabili più a una struttura fortificata, che a un edificio religioso. Come datazione per l’edificio attuale, gli storici propendono per la fine dell’XI secolo. Più volte restaurata (negli anni 1923-1925-1930), la chiesa di S. Vittore alle Chiuse vanta origini antiche. E’ attestata in documenti che la citano ai primi anni dell’XI secolo, quando il monastero già esisteva (anni 1007 e 1011). Altre tre chiese dell’area marchigiana ricalcano le strutture architettoniche di questo monumento, pur con alcuni aspetti distintivi: S. Claudio al Chienti, S. Maria alle Moie e S. Croce di Sassoferrato. Per spiegare il sistema costruttivo qui adottato (lesene e archetti pensili ciechi, tiburio ottagonale e copertura a volte a crociera), gli studiosi dell’architettura romanica si riferiscono a una matrice “lombardo-padana”, ma rimandano anche, per la planimetria, a edifici del meridione d’Italia, specialmente pugliesi, quali S. Maria di Siponto e quel che rimane della chiesetta di Castro nel Salento, il tempietto di Sepannibale e le chiese abbaziali di Valenzano e Conversano. Da ciò, tenendo presente il fatto che il S. Vittore delle Chiuse era chiesa conventuale benedettina, quindi punto d’incontro di monaci provenienti anche da altre regioni italiane come pure europee, deriverebbe la particolarità di questo edificio, sintesi dell’incontro di esperienze nordiche padane con tradizioni orientaleggianti e bizantine.
L’impressione di trovarsi di fronte a una struttura fortificata è rafforzata anche dalla presenza della massiccia torre cilindrica e dell’alto torrione, aggiunto probabilmente in una fase edilizia successiva alla costruzione della chiesa, che delimitano l’atrio di accesso dell’attuale edificio. Questo si presenta abbastanza omogeneo nella sua attuale struttura architettonica. E’ costruito con blocchetti di pietra calcarea bianca alternati a pietre rosate, senza ricerca di particolari motivi cromatici. I conci sono posti in opera con malta dello spessore di 1-1,5 cm. Delle tre absidi orientali, solamente quella destra presenta una decorazione ad archetti ciechi, mentre sia quella centrale che quella sinistra mostrano segni di ricostruzioni nelle parti alte. Questa stessa abside è, per così dire, la più completa delle tre: ha una finestra centrale rettangolare ed è decorata da due lesene piatte che partono da un’altezza di circa un metro dal basamento e dividono lo spazio curvo in tre sezioni. Ogni lesena racchiude in alto due archetti. L’abside centrale ha una lesena che si interrompe nel tratto superiore, dove compaiono i segni di un rifacimento, mentre di una seconda ne rimane solo un breve troncone nella parte inferiore; la finestra di questa abside è strombata e conclusa da un arco trilobato. Pure l’abside settentrionale di questo lato presenta solo la parte iniziale delle due lesene originarie. Il lato nord dell'edificio, nella sezione più prossima alla parte absidale, conserva 8 archetti ciechi, divisi da una lesena, resti della decorazione che in origine doveva correre lungo tutto il fianco. L’abside dello pseudo-transetto ha le stesse caratteristiche costruttive delle absidi minori del lato est, ma è priva degli archetti lombardi. Proseguendo verso la torre campanaria quadrata, il fianco presenta resti di altri archetti ciechi. Sempre su questo lato si apre un basso ingresso con doppia cornice a tutto sesto.
Per quanto riguarda il lato sud, la parte vicina alle absidi orientali presenta un paramento murario molto omogeneo. La decorazione è costituita da una lesena piatta centrale che suddivide lo spazio in due sezioni. Anche qui, come nel lato nord, ogni sezione racchiude quattro archetti di decorazione.
L’abside centrale del fianco sud presenta due lesene non racchiudenti archetti, segno anche qui di probabili rifacimenti, e una finestra. Proseguendo verso la facciata della chiesa, si notano alcune mensole che lasciano presupporre l’esistenza, in qualche periodo, di una struttura esterna appoggiata a questo lato. All'incrocio dei bracci dell’edificio si eleva un tiburio ottagonale decorato con archetti ciechi alternativamente disposti in numero di due e tre per ogni lato. A ovest, l’ingresso è caratterizzato da due torri: quella meridionale rotonda, parzialmente inglobata nell’atrio della chiesa, quella settentrionale quadrata, più alta e dall’aspetto massiccio (forse un tempo torre fortificata, anziché semplice campanile). L’ingresso vero e proprio della chiesa è preceduto da un atrio aperto, all’interno del quale sono visibili parte della torre circolare e la vera entrata della chiesa, ad arco a tutto sesto, profilato da una serie di conci in marmo chiaro, sottolineati da blocchetti in cotto posti per il loro lato lungo e stretto. Si accede al tempio scendendo due consunti gradini. Immediatamente, colpisce la luminosità dell'ambiente, dovuta anche al biancore del materiale utilizzato nella costruzione, diviso in nove campate (voltate a crociera), da quattro massicce colonne cilindriche, anch’esse in pietra bianca, poggianti su plinti quadrati e decorate poco sopra la base da una cornice ottenuta ponendo pietre messe obliquamente rispetto alla superficie del resto della colonna. I capitelli sono cubici, con angoli semplicemente smussati. Il catino di due delle tre absidi (esclusa quella del fianco meridionale) è decorato con una cornice a denti di sega. Nessun altra decorazione “turba” la semplicità dell'insieme.
Il presbiterio è sopraelevato di 3 gradini (circa 60 cm). La presenza del tiburio, all’incrocio dei bracci, trasmette una sensazione di notevole altezza non percepibile all’esterno.

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