CHIESA DI S. MICHELE O MADONNA DELLA STRA’  (Belfiore – prov. Verona)
   
pietra terminale   pietra terminale 2   muratura interna
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capitello 1   capitello 2   capitello 3

Abside settentrionale: la muratura delle parti basse è piuttosto grezza, ovviamente se si considera il resto dell’edificio, il che potrebbe essere indice di più antica costruzione. Le dimensioni, come già detto, sono differenti rispetto a quelle dell’abside sud: il tetto è più alto e ciò non sembrerebbe dovuto a restauro, anche se oggi è intonacato. Al centro dell’abside si apre una monofora, mentre una seconda si trova più in alto e quasi celata presso l’attaccatura con l’abside centrale: ciò rende evidente che la costruzione, o ricostruzione, dell’abside centrale, ha modificato l’assetto di questa abside minore, sottraendole parte della semicirconferenza. Lo stesso non si è verificato per l’absidiola meridionale, dove il semicerchio è, per così dire, completo.
Osservando nella sua totalità la parte absidale della chiesa, e prendendo in considerazione anche la muratura del fronte del sottotetto della navatella, si può notare che tutto il settore nord presenta caratteri di arcaicità rispetto alle altre murature della chiesa, pur mantenendo anche qui una marcata separazione tra parti alte e parti basse.
Una nota a sé meritano i monoliti che fanno da appoggio agli spioventi dei tetti, motivo ripetuto anche nella facciata. Non è più visibile l’angolare della navatella laterale sud, inglobato in edifici moderni. Ben conservato e di ottima esecuzione è invece il monolite alla base dello spiovente sinistro della navata centrale, con il lato minore decorato da un bassorilievo con un ramo, con foglioline sul gambo, inscritto in una cornice-archetto, mentre sul lato maggiore (laterale) il motivo a foglie diventa più sintetizzato e geometrico (vedi foto pietra terminale). Il monolite dello spiovente opposto è scolpito con un motivo simile, a foglie, sul verso piccolo, mentre il lato grande è di raffinata esecuzione: dentro due archetti raffigura un motivo a foglie con tralci che si dipartono dalla colonna divisoria di sostegno dei due archetti (vedi foto pietra terminale 2). Il basamento dello spiovente della navatella nord è ancora parzialmente visibile: uno spigolo in basso è infatti scalpellato, mentre il lato minore conserva scolpiti dei motivi di foglie.

Campanile

La torre campanaria, a pianta quadrata, con quattro finestre per lato (probabilmente opera di rifacimenti), con culmine coniforme, addossata al lato nord, in prossimità della terminazione est della chiesa, non presenta, per quanto riguarda la tecnica edilizia, una grande cura nella messa in opera dei materiali. Solo la parte riservata alla cella campanaria ripropone l’alternanza, su tutti e quatto i lati, di fasce in mattoni rossi con la pietra chiara tufacea.
Interno
La suddivisione dello spazio interno in tre navate doveva ricalcare l’assetto già riscontrato per l’interno del S. Pietro di Villanova, con, cioè, l’alternarsi di pilastri e colonne, solo che qui la sequenza non ha continuità; così la seconda colonna di destra, partendo dall’ingresso, è mancante e forse è stata sostituita o inglobata nell’attuale pilastro, con particolarità costruttive diverse dagli altri pilastri (a suffragare che questo pilastro, con un affresco sul lato rivolto verso la navata centrale, non sia attribuibile all’epoca romanica, è il fatto che gli arconi si innestano molto all’interno della superficie di appoggio creata dal pilastro, come se questi arconi, in effetti, poggiassero su una superficie minore, determinata forse da un capitello di colonna), o i due pilastri antistanti l’area presbiteriale, che hanno parzialmente inglobato due colonne.
Non c’è cripta. Le murature sono ricoperte da recente e consistente intonacatura. Solo le parti alte della navata centrale sono state palesemente restaurate con pietre a vista, ciottoli messi in opera su quattro livelli a spina di pesce in spessi strati di malta, intercalati da fasce orizzontali di pietre bianche e più rare pietre rosate ben squadrate (vedi foto muratura interna).
Attenzione meritano, come si è detto, i due pilastri che precedono l’area presbiteriale. Queste strutture murarie hanno inglobato due colonne (quella di destra è in marmo di Verona, vedi foto capitello 1), con capitello in pietra bianca, ora visibili entrambi solo nella parte rivolta verso le navate minori. I due capitelli presentano una semplice e stilizzata decorazione a caulicoli e palmette.
Gli altri capitelli non propongono un grande assortimento di motivi ornamentali: solo uno, in pietra bianca e squadrato in maniera piuttosto approssimativa con gli angoli smussati in basso e con le facce divise in quattro settori, presenta nelle parti superiori dei leoni stilizzati, mentre in quelle inferiori vi sono uccelli dalle ali spiegate intenti a beccare, oppure motivi vegetali: alla base del capitello, entro degli archetti, si sviluppa invece un motivo floreale. Da notare l’incisione poco profonda dei motivi decorativi e il disegno piuttosto rozzo e primitivo, che fa pensare a un prodotto pre-romanico, di gusto barbarico (vedi foto capitello 2).
Altra tipologia ornamentale, posto sopra una colonna in marmo bruno, è rappresentata da un capitello con decorazione di stampo arcano o pre-romanico, che sembra riferirsi ad un pezzo di recupero. E’ inoltre presente un capitello in marmo rosso di Verona scolpito a pannocchia, con motivi geometrici molto in rilievo, allungati e arrotondati verso il basso e senza decorazioni: esso (vedi foto capitello 3), in modo più semplice, ripete il motivo che caratterizza il primo capitello della navata sinistra della chiesa di S. Pietro a Villanova.
In una nicchia creata nel muro perimetrale della navatella meridionale sono murati due resti di scultura altomedievale poco leggibili (forse parte di due pilastrini scolpiti a motivi vegetali e geometrici) e scarsi frammenti di affreschi.

Note finali

Il complesso di Belfiore (limitatamente alla chiesa e al campanile, che presentano particolarità, al di là dei rifacimenti post-medievali, identificabili nell’impianto architettonico e nei materiali impiegati), e la consimilare chiesa di S. Pietro a Villanova, sono costruzioni sostanzialmente equilibrate (nei limiti dettati dall’applicazione pratica che questo termine implicava in epoca medievale, quando l’asimmetria dell’impianto non era considerata una deficienza costruttiva), dove predomina il bisogno di adottare delle risoluzioni architettoniche al solo fine di conformare in strutture edilizie lo spazio preposto alle funzioni religiose. In questi edifici cosiddetti minori, semplici rispetto alla grandiosità degli edifici religiosi dei centri maggiori, l’espressione architettonica dell’alzato utilizza come soluzione decorativa il contrasto cromatico tra il biancastro o ocra della pietra tufacea o chiara e il rosso degli inserti in cotto.

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